Le sculture di Helga Vockenhuber nel Giardino di Villa Bardini

La Nuova Eva, 2012, bronzo, cm. 210 x 140 x 300 h. La Nuova Eva, 2012, bronzo, cm. 210 x 140 x 300 h.
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A Firenze, nel Giardino di Villa Bardini, la splendida storica terrazza nel verde attigua al Forte Belvedere dalla quale la vista spazia sulla città, svelandone le molteplici meraviglie architettoniche, dal 5 settembre al 22 novembre 2015 avrà luogo la terza tappa italiana della mostra Il Dono dell’Armonia che espone opere monumentali della scultrice austriaca contemporanea Helga Vockenhuber.

La mostra, nata da un progetto culturale curato da Giuseppe Cordoni con il coordinamento generale  di Patrizia Cerri, è stata accolta a Pietrasanta, in Versilia, nel 2013 e nel 2014,  ha fatto poi tappa  a Pienza in Palazzo Piccolomini sino al 30 di agosto scorso e dopo Villa Bardini  si concluderà per quest’anno sempre a Firenze, in Palazzo Medici Riccardi dal 23 novembre al 11 dicembre 2015.

Proseguirà ancora a Venezia e poi in altre città europee dal 2016.

Il grande giglio del silenzio, 2015, bronzo, cm.120x100x80 h

Il grande giglio del silenzio, 2015, bronzo, cm.120x100x80 h

Pietrasanta e Pienza prima, e ora Firenze sono state quindi le prime tre tappe dell’ambizioso progetto espositivo itinerante: città e luoghi scelti non per caso, ma pensati e per i quali siamo grati per l’accoglienza. Pietrasanta e Pienza condividono i principi alla base della loro storica fondazione e progettazione urbanistico – architettonica: la prima di origine medievale, la seconda rinascimentale, frutto di un’idea dell’architetto Bernardo Rossellino ed emblema della “città ideale”, ma ambedue votate a perseguire una scansione di spazi e volumi in perfetto equilibrio, alla ricerca di quell’armonia che consenta all’uomo, centro dell’universo, di riappropriarsi dei propri spazi sociali, fisici ed interiori.

Firenze città che ha fatto propri l’espressione e lo spirito della bellezza come valori in sé, coniugati da sempre con quella sua tradizionale eleganza che scaturisce dalla profonda ricerca di equilibrio e misura delle forme, e soprattutto nota nel mondo come culla dell’Umanesimo e del Rinascimento, che attraverso la riscoperta della cultura classica hanno riproposto la centralità dell’uomo nell’universo con la sua potenza creatrice e il senso di responsabilità che ne consegue.

In ognuna delle tre occasioni, nei diversi luoghi storici e nei differenti allestimenti creati, si è cercato di rinnovare un colloquio e un confronto fra le scenografiche architetture degli straordinari luoghi ospitanti e le sculture di grandi dimensioni in bronzo (volti estatici – emblemi – personaggi) dell’ artista austriaca Helga Vockenhuber;: si dispone una scultura in un punto della struttura urbana storica, affinché, interagendo l’anima poetica delle forme preesistenti con quelle plastiche nuove, ne scaturisca un messaggio emozionale, spirituale e culturale sempre inaspettato.

La mostra nasce in particolare dall’idea di ricreare il binomio scultura – architettura, proprio per affermare, in un momento di profondo degrado estetico urbano, quale sia stato e quale potrebbe ancora tornare ad essere tale connubio, un tempo inscindibile.

Apatheia, 2009,cm 99x355x 290 h

Apatheia, 2009,cm 99x355x 290 h

Il Giardino di Villa Bardini offre un importante contributo in linea con la filosofia della Mostra, grazie infatti a quel suo straordinario affaccio dalla balconata sulla città: la vista spazia sul cuore di Firenze e prima di tutto sulla imponente cupola del Brunelleschi. In questo punto strategico è collocato il profilo di La nuova Eva di Helga che armonicamente si incontra con quello della città di Firenze, amplificandone l’effetto della coscienza interiore di bellezza liberatrice che  scaturisce proprio dalla sua femminile prerogativa: l’essere riposto in ogni donna l’emblema della madre dei viventi.

L’opera ha una valenza universale per il suo assorto profilo allungato con le grandi labbra protese ad una tenerezza illimitata e le lunghe bande di capelli laterali che le scendono sino al seno, cerchiandole il capo ed il volto come un manto regale. L’artista in quest’opera sembra voler convergervi i connotati dei volti femminili d’ogni etnia della Terra, privilegiando qui forse quella africana, come a chiudere un cerchio attorno al quale ruota, da sempre, l’avventura della vita.

Tutte le opere in mostra sono collocate in punti strategici del Giardino sfruttandone appieno le naturali scenografie per un effetto di insieme di grande suggestione .

 

Maria Maddalena, 2015, bronzo, cm.200x149x310h

Maria Maddalena, 2015, bronzo, cm.200x149x310h

In tempi non ancora segnati dal prevalere della forma sul contenuto, il connubio tra l’ architettura e la scultura contribuiva, in perfetta fusione, ad esplicitare gli ideali sia civili che religiosi di un popolo e creava sicuri punti di riferimento culturali nel tessuto urbano, vissuto e fruito da tutti i  cittadini indipendentemente dalla classe sociale di appartenenza. Equilibrio ed armonia erano i concetti  classici imprescindibili su cui si reggeva sia l’architettura  che la scultura così come la poesia esplicitava gli stessi principi attraverso la successione ritmica dei versi. L’equilibrio e l’armonia restano a tutt’oggi dunque i principi fondanti e la metrica di un linguaggio che, affrancandosi dalla cronaca, ambisce a farsi chiave di lettura ancora efficace della contemporaneità. Con una stringatissima sintesi iconica le sculture di Helga Vockenhuber sembrano ruotare attorno alla percezione olistica di tre soggetti decisivi: il Cosmo e l’anima; il Corpo e il ritmo vitale; il Cuore e il sentimento.

Quale viaggio spirituale ne Il Dono dell’Armonia ella cerca di compiere per riportarci al centro di noi stessi? Non è forse vero – come direbbe Simone Adolphine Weil (Parigi, 1909Ashford, 1943)  – che in una giusta architettura dell’anima sta il fine d’ogni umana esistenza?

La mostra resterà aperta dal 5 settembre al 22 novembre 2015

 

 

 

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