Cantina Andreola, dalla viticoltura eroica alle scelte di qualità internazionale
di Maria Mattina
La viticoltura eroica è la coltivazione della vite in condizioni ambientali estreme o impervie, come pendenze superiori al 30%, altitudini elevate e con terrazzamenti scoscesi. Richiede un enorme lavoro manuale (non meccanizzabile) ed è definita dal CERVIM (un organismo internazionale nato con lo specifico compito di promuovere e salvaguardare la viticoltura eroica) per tutelare paesaggi unici e vini di alta qualità. Il termine deriva dal notevole sforzo fisico e dall’audacia dei viticoltori che, nonostante le difficoltà, mantengono la biodiversità e preservano paesaggi storici, spesso a rischio di abbandono. Ne nascono vini spesso autoctoni con caratteristiche uniche, frutto di terroir estremi, terrazze da vertigine, gradoni, valli montane. L’esempio tipico in Sicilia è la viticoltura a Pantelleria, l’isola del vento, dove l’ingegno umano ha prodotto la vite ad alberello, che viene protetta in una conca del terreno creata appositamente. E per il suo particolare valore la tecnica di coltivazione dell’alberello di Pantelleria è stata riconosciuta come Patrimonio Immateriale dell’Umanità nel 2014, proprio a tutela della sua natura eroica e sostenibile.
In Veneto, in una delle aree più rappresentative del Valdobbiadene DOCG, si trova Andreola, l’azienda vinicola che dal 1984 fa proprio della viticoltura eroica il suo segno distintivo. Chiave di lettura, infatti, per comprendere la qualità dei vini a cui dà vita, è il lavoro quasi totalmente manuale che viene effettuato in vigna, reso necessario dalla particolare pendenza delle colline, che in alcuni casi arriva all’82%!
Queste situazioni, in vendemmia, richiedono nei casi più estremi l’utilizzo di un sistema di carrucole, un unicum per tutto il territorio, utile al trasporto dell’uva. Il risultato è un prodotto in grado di raccontare tutte le molteplici sfaccettature che offre questo territorio unico al mondo. E’ questo il punto di partenza per una profonda comprensione della terra con l’arte di saper coniugare tradizione e moderne tecnologie, sapienza enologica e innovazione, per restituire vini veramente eroici.
Da Nord a Sud: l’azienda Andreola ha deciso di farsi conoscere di più anche in Sicilia, dove è già presente commercialmente in diverse enoteche e ristoranti di pregio. Un incontro con la stampa di settore si è tenuto presso Badalamenti Cucina e Bottega di Mondello e una cena particolare aperta al pubblico con gli abbinamenti avrà luogo il 13 marzo prossimo presso il Glam Hotel, sempre a Mondello.

IL TERRITORIO: NEL CUORE PULSANTE DEL VALDOBBIADENE DOCG
Andreola si trova a metà strada tra il mare e le montagne, in un fazzoletto di terra dalle favorevoli caratteristiche pedoclimatiche, L’azienda vinicola ha sede a Col San Martino, nel Comune di Farra di Soligo, da sempre impegnata nella produzione, pressoché esclusiva, di Valdobbiadene DOCG. Questi declivi, infatti, rappresentano l’anima della denominazione: qui il susseguirsi di catene collinari a forte pendenza (compresa tra i 100 e i 500 metri) è il racconto di una storia geologica che ha reso questo territorio naturalmente vocato alla viticoltura. Una combinazione di condizioni particolarmente fortunata, quindi, tanto da far valere all’intero territorio delle colline del Conegliano-Valdobbiadene il riconoscimento di Patrimonio Mondiale dell’Umanità dall’UNESCO.

UNA VITICOLTURA EROICA: VINI “FATTI A MANO” CHE RACCONTANO IL TERRITORIO
Intervallate da foreste, boschi e vigne, protagoniste indiscusse del territorio di Conegliano Valdobbiadene sono senza dubbio le colline scoscese. Ma non è solo il paesaggio ciò che disegnano e definiscono in modo così peculiare. Esse determinano anche la particolare tipologia di coltivazione della vite che, sin da sempre, si rende necessaria in aree come questa; si parla, come abbiamo accennato, di una viticoltura “eroica”, caratterizzata cioè da fatica e lavoro manuale. Condizioni complesse, dunque, ma che non hanno impedito che, nel corso dei secoli, la viticoltura venisse praticata e divenisse elemento di primo piano del territorio e delle comunità che lo abitano. La viticoltura eroica non solo l’azienda l’ha resa protagonista del proprio marchio – da dieci anni, sotto il nome Andreola c’è sempre la dicitura “Eroico in Valdobbiadene” – ma già nel 2010 la cantina è diventata il primo produttore di Valdobbiadene DOCG iscritto al già citato CERVIM (la sigla sta per Centro di Ricerche, Studi e Valorizzazione per la Viticoltura Montana) facendosi così primo sostenitore della promozione della viticoltura di montagna.
LA STORIA: UN PERCORSO DI CRESCITA CONTINUA NEL NOME DELLA QUALITÀ
L’azienda vinicola Andreola non sarebbe quella di oggi se non fosse per Nazzareno Pola, padre di Stefano Pola, attuale proprietario (presente a Palermo per il press tour), che nel 1984 decide di fondare la cantina “Andreola Orsola” per produrre vini con una propria etichetta a partire dai terreni della madre (a cui si deve il nome iniziale dell’azienda) sui quali lavorava e di cui fino a quel momento aveva venduto le uve solo a cantine esterne.
Una storia di famiglia, dunque, che da quel momento lavora incessantemente focalizzando il proprio impegno sulla consapevolezza che per produrre Valdobbiadene DOCG sia necessario innanzitutto comprendere il territorio, partire dal suo ascolto e dalla sua tutela: solo così sarà possibile valorizzare il vino che vi nasce, capire che il prodotto è qualcosa di vivo, frutto delle tante sfaccettature che la terra conferisce e, soprattutto, risultato di un lavoro interamente manuale.
È questa la filosofia in cui crede fortemente la famiglia ed è con questo spirito che negli anni 2000 vengono realizzati importanti investimenti in nuovi macchinari e tecnologie al fine di definire lo stile unico che caratterizza il proprio vino: un mix di tutte le caratteristiche più naturali ed originarie del prodotto, che regalano ad ogni sorso cremosità, intensi profumi fruttati ed eleganti, armonia ed equilibrio.
Un importante cambio di passo si verifica tra il 2009 e il 2010 quando Stefano Pola diventa ufficialmente il nuovo proprietario. È in questo periodo che avviene il totale rinnovamento dell’immagine e della bottiglia realizzata con uno stampo appositamente disegnato per l’azienda, il cui nome da quell’anno diventa semplicemente “Andreola”.
Da qui in avanti Andreola non ha smesso di innovarsi, stando al passo con i tempi pur mantenendo un legame forte con l’autenticità del proprio territorio. Esaminando il percorso storico che ha definito nel tempo i caratteri principali di Andreola, emergono alcuni elementi chiave che riflettono profondamente la filosofia aziendale. “Per sintetizzare in due parole i fattori che hanno sempre modellato l’identità della nostra azienda, sceglierei ‘fluidità’ e ‘dinamismo’,” spiega l’enologo Mirco Balliana (anche lui presente al press tour). “Abbiamo registrato una crescita esponenziale in un lasso di tempo relativamente breve. Stefano Pola ha saputo essere un protagonista attivo e ha orchestrato con maestria la transizione da una piccola impresa agricola di carattere familiare, con vendite locali, a una struttura di dimensioni maggiori, gestendo un numero crescente di vigneti e una complessità operativa aumentata in cantina, inclusa l’espansione nelle vendite internazionali. La sua maggiore conquista è stata quella di adattarsi dinamicamente ai diversi stadi di crescita, preservando i valori originari dell’azienda e fornendo un supporto adeguato a tutti i reparti produttivi, per garantire le condizioni ideali per un continuo miglioramento della qualità dei nostri vini.”
LA PRODUZIONE ANDREOLA: MASSIMA CURA DI OGNI DETTAGLIO
Tutta la filosofia di produzione di Andreola è orientata al massimo rispetto e alla più piena espressione di quelle che sono le caratteristiche principali che hanno fatto del Valdobbiadene Docg uno spumante di successo apprezzato in tutto il mondo, tanto da essere capace di esportare ovunque un vero e proprio stile del bere bollicine, al tempo stesso informale e raffinato. Le bottiglie annue sono 980.000. Ad oggi, l’export pesa per il 35%, i mercati principali sono USA, UK, Svizzera e Belgio, Malesia, Indonesia, Messico e Thailandia.
Qualità ma anche sostenibilità e attenzione all’ambiente caratterizzano la filosofia dell’azienda. In particolare, nel contesto della gestione dei sottoprodotti derivanti dalla lavorazione del vino, la cantina Andreola, adotta strategie mirate e sostenibili. “La nostra pratica principale – spiega il titolare Stefano Pola – è la vendita diretta dei sottoprodotti a un’impresa di Pordenone specializzata nella produzione di compost. Questo materiale, una volta trasformato in concime pellettizzato, ci viene restituito e utilizzato per la concimazione organica delle vigne. Un’altra parte significativa delle vinacce viene impiegata direttamente nei campi per migliorare e reintegrare la sostanza organica del suolo. La frazione di sottoprodotti che non viene venduta, viene distribuita nei vigneti più prossimi durante il periodo autunnale, beneficiando di una gestione logistica più agevole. Invece, il concime pellettizzato e imbustato, più semplice da gestire, viene distribuito in primavera, al suo ritorno in cantina”.
LE SCELTE PER LA PRODUZIONE
A conferma del suo impegno nella ricerca della massima qualità, Andreola ha deciso di focalizzare la sua produzione appunto sul Valdobbiadene DOCG. Prodotto prevalentemente con uva Glera e piccole percentuali di vitigni autoctoni minori, e solo nei 15 comuni consentiti, il Valdobbiadene DOCG è la Denominazione che dal 2009 identifica il massimo livello qualitativo del vino prodotto da uva Glera. Da oltre tre secoli questo vitigno trova infatti in queste colline il suo ambiente ideale, grazie ai terreni bagnati dall’acqua ma senza presenza di ristagno e a un clima temperato, costantemente ventilato e con una corretta esposizione solare, che ne favorisce la coltivazione. Ma non solo: qui, terreni profondi, costituiti da roccia, sabbia e molta argilla insieme alle diverse combinazioni di pendenza ed esposizione, fanno sì che ciascuna microzona presenti caratteristiche peculiari, grazie a cui vengono identificate le tipologie Rive e Cartizze, massima espressione qualitativa della DOCG. “Rive” indica una specifica sottozona della denominazione (in totale ce ne sono 43) ed è usato proprio per esaltare le peculiarità che territorio e microclima confluiscono al vino prodotto in quel particolare frangente di territorio.
Il focus della giornata con i giornalisti a Mondello è stata l’occasione per degustare la linea Rive, la collezione che più di ogni altra interpreta le sfumature del Valdobbiadene DOCG attraverso le sue singole espressioni territoriali. Una gamma che racconta in modo sincero la verticalità, la finezza aromatica e la diversa identità dei versanti più vocati del territorio. Andreola e continua a focalizzarsi sulla lettura precisa del territorio, lavorando sulle Rive come strumento per raccontare la complessità delle colline patrimonio UNESCO con uno stile sempre più distintivo.
Puntare sulla valorizzazione delle Rive e scegliere di privilegiare in etichetta la dicitura Valdobbiadene Docg (riducendo il richiamo alla parola Prosecco per sottolineare il legame con l’area storica della Denominazione) è stata una scelta precisa che si inserisce in una strategia piu ampia di posizionamento qualitativo.
Alle Rive si aggiunge poi la tipologia Cartizze, punta di diamante della DOCG che indica una zona di soli 107 ettari di vigneto, compresa tra le colline più scoscese di San Pietro di Barbozza, Santo Stefano e Saccol, nel comune di Valdobbiadene.
Andreola non poteva che trarre il meglio da questa caratterizzazione delle sottozone ed oggi, grazie alla produzione di ben sette etichette, la cantina vanta il maggior numero di Rive in catalogo nell’ambito del Valdobbiadene DOCG. Le etichette della “Rive Line” di Andreola sono: “26° I°” Rive di Col San Martino, “Aldaina al Mas” Rive di Guia, “Marna del Bacio” Rive di San Pietro di Barbozza, “Col del Forno” Rive di Refrontolo, “Mas de Fer” Rive di Soligo, “Vigna Ochera” Rive di Rolle, “Nazzareno Pola Etichetta del Fondatore Dirupo Rive di Santo Stefano”. Di quest’ultimo l’Extra Dry 2024 ha ottenuto i Tre Bicchieri del Gambero Rosso (è l’ottavo anno che le “bollicine eroiche” conquistano questo massimo traguardo).
Questa pluripremiata “Etichetta del Fondatore” è un tributo al padre di Stefano Pola. “Questo vino rappresenta la quintessenza della nostra ricerca di eccellenza, indipendentemente dalle variabili delle annate. Abbiamo voluto creare un prodotto che incarnasse ogni anno l’eccellenza del nostro territorio,” spiega l’enologo della cantina. “Il Dirupo, uno dei nostri vini più rappresentativi, è stato il punto di partenza per questa selezione esclusiva.” L’Etichetta del Fondatore rappresenta quindi per Andreola la massima espressione di finezza ed eleganza olfattiva che la Glera può dare in un grande territorio, unite alla verticalità e sapidità che gli donano i suoli, senza perdere mai però la gradevolezza e la delicatezza di beva. Provare per credere!

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