{"id":315,"date":"2014-12-12T21:33:00","date_gmt":"2014-12-12T20:33:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/?p=315"},"modified":"2015-04-22T10:21:06","modified_gmt":"2015-04-22T08:21:06","slug":"panelle-e-cazzilli","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/2014\/12\/panelle-e-cazzilli\/","title":{"rendered":"PANELLE E CAZZILLI"},"content":{"rendered":"<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><\/div>\n<p><\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><\/div>\n<p><\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/DSC_0046.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"https:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/DSC_0046.jpg\" height=\"265\" width=\"400\" \/><\/a><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><\/div>\n<p><\/p>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><\/div>\n<p><\/p>\n<div><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">La storia delle panelle risale a pi\u00f9 di mille anni fa. Furono gli Arabi, dominatori della Sicilia a cavallo tra il IX\u00b0 e l\u2019XI\u00b0 secolo, gi\u00e0 esperti gastronomi, ad iniziare a macinare i semi dei ceci per ricavarne una farina che, mescolata all\u2019acqua e cotta sul fuoco, dava una sorta di impasto crudo e dal sapore non particolarmente gradevole. <br \/>Ma una sfoglia sottile di questo impasto, fritta in piccole dimensioni, diede alla luce un prodotto dal sapore unico. <br \/>Nella citt\u00e0 di Palermo nasce quindi la prima \u201cpanella\u201d dell\u2019era moderna inventata dal popolino per potersi sfamare.<\/span><\/div>\n<p><a name='more'><\/a><span style=\"font-size: large;\"><br \/><\/span><\/p>\n<div><span style=\"font-size: large;\">Maestri \u201cpanellari\u201d hanno sfamato ed appassionato clienti illustri: la Casa Reale, Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Giovanni Guttuso, uomini politici ed esponenti del gotha internazionale. Qualsiasi barriera sociale si abbatte e, davanti ad un panino fragrante, si diventa tutti uguali.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\"><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/DSC_0044.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"https:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/DSC_0044.jpg\" height=\"265\" width=\"400\" \/><\/a><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\"><br \/>In passato il \u201cpanellaro\u201d faceva capolino agli angoli delle strade con la sua carretta sulla quale era montata una baracca di legno chiusa da tre lati. Al suo interno, un fornello e una grande casseruola colma d\u2019olio utilizzata per la frittura, un ripiano con le panelle gi\u00e0 fritte in bella mostra, un contenitore di latta per il sale. Immancabili erano le postazioni strategiche davanti ai licei storici palermitani dove, gi\u00e0 prima dell\u2019inizio delle lezioni, i ragazzi non disdegnavano sostituire il cornetto con un robusto panino con le panelle. <o:p><\/o:p><\/span><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/DSC_00471.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"https:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/DSC_00471.jpg\" height=\"265\" width=\"400\" \/><\/a><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\"><br \/><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">Le \u201cpanelle\u201d si possono gustare associate al classico pane palermitano (la mafalda oppure la muffoletta, rigorosamente con il \u201ccimino\u201d, ossia semi di sesamo), e rappresentano il caratteristico spuntino del palermitano. <o:p><\/o:p><\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">Ingredienti per 6-8 persone<o:p><\/o:p><\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">500 g. di farina di ceci<o:p><\/o:p><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">litro 1, 5 di acqua<o:p><\/o:p><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">prezzemolo<o:p><\/o:p><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">sale<o:p><\/o:p><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">olio di semi per friggere<o:p><\/o:p><\/span><\/div>\n<div><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">Miscelare poco per volta la farina di ceci in un tegame, dove precedentemente avrete versato l&#8217;acqua.<o:p><\/o:p><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">Salate e mescolate con estrema cura per evitare la formazione di grumi. Fate cuocere a fiamma medio-alta per almeno 40 minuti, mescolando continuamente. Quando il composto inizier\u00e0 a sbuffare, continuate a mescolare sempre con pi\u00f9 forza e cucinate per latri 10 minuti.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\"><br \/><\/span><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/DSC_0040.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"https:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/DSC_0040.jpg\" height=\"265\" width=\"400\" \/><\/a><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\"><br \/><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">Aggiungete il prezzemolo tritato. Versare in un contenitore da plum cake e fate raffreddare. Alcuni versano il composto in una lattina vuota di olio di semi&nbsp; alla quale \u00e8 stato tagliata una base. La ricetta originale richiederebbe che si versasse su un piano di marmo e con una spatola, e molto velocemente, si spianasse in uno strato molto sottile.<o:p><\/o:p><\/span><\/div>\n<div style=\"clear: both; text-align: center;\"><a href=\"https:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/DSC_0039.jpg\" style=\"margin-left: 1em; margin-right: 1em;\"><img decoding=\"async\" loading=\"lazy\" border=\"0\" src=\"https:\/\/www.viaggiarteecucina.it\/wordpress\/wp-content\/uploads\/2014\/12\/DSC_0039.jpg\" height=\"265\" width=\"400\" \/><\/a><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\"><br \/><\/span><\/div>\n<p><\/p>\n<div><span style=\"font-size: large;\">Lasciare raffreddare per almeno 3-4 ore. Affettare e friggere in un tegame dove avrete fatto riscaldare l&#8217;olio. Scolare e sgocciolare l&#8217;olio in eccesso su carta da cucina. Si possono condire con un pizzico di sale e pepe e qualche goccio di limone.<\/span><o:p><\/o:p><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\"><br \/><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">Cazzilli (croquettes)<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\"><br \/><\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">Non ci sono panelle senza cazzilli, le croquettes palermitane. Che non hanno niente in comune con tutte le ricette che troverete sul web di crocchette. L&#8217;unico ingrediente che le compone sono le patate (sale, pepe e un p\u00f2 di prezzemolo). Nient&#8217;altro. Solo patate. Il trucco sta nel lessare le patate intere e con la buccia la sera prima, scolarle, farle raffreddare e conservare in frigo. Il giorno dopo si sbucciano, si schiacciano con l&#8217;apposto utensile e si versano in un tegame o una padella antiaderente SENZA NIENTE!!<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\">Si fanno cuocere a fuoco lento, mescolando continuamente, per far evaporare l&#8217;umidit\u00e0 residua. Serviranno circa 10-15 minuti. Si condiscono con sale, pepe e un p\u00f2 di prezzemolo tritato. Si formano con le mani le crocchette e si tuffano nell&#8217;olio bollente. Se avete eseguito bene &#8220;l&#8217;asciugatura&#8221; sul fuoco rimarranno integre. Se avete avuto premura e non avete fatto perdere tutta l&#8217;umidit\u00e0 alle patate nel tuffarle nell&#8217;olio caldo vi ritroverete a vederle &#8220;dissolversi&#8221; nel nulla!! Quindi un p\u00f2 di pazienza e otterrete un ottimo risultato.<\/span><\/div>\n<div><span style=\"font-size: large;\"><br \/><\/span><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>La storia delle panelle risale a pi\u00f9 di mille anni fa. Furono gli Arabi, dominatori della Sicilia a cavallo tra il IX\u00b0 e l\u2019XI\u00b0 secolo, gi\u00e0 esperti gastronomi, ad iniziare a macinare i semi dei ceci per ricavarne una farina che, mescolata all\u2019acqua e cotta sul fuoco, dava una sorta di impasto crudo e dal sapore non particolarmente gradevole. Ma una sfoglia sottile di questo impasto, fritta in piccole dimensioni, diede alla luce un prodotto dal sapore unico. Nella citt\u00e0 di Palermo nasce quindi la prima \u201cpanella\u201d dell\u2019era moderna inventata dal popolino per potersi sfamare. Maestri \u201cpanellari\u201d hanno sfamato ed appassionato clienti illustri: la Casa Reale, Luigi Pirandello, Leonardo Sciascia, Giovanni Guttuso, uomini politici ed esponenti del gotha internazionale. Qualsiasi barriera sociale si abbatte e, davanti ad un panino fragrante, si diventa tutti uguali. In passato il \u201cpanellaro\u201d faceva capolino agli angoli delle strade con la sua carretta sulla quale era montata una baracca di legno chiusa da tre lati. Al suo interno, un fornello e una grande casseruola colma d\u2019olio utilizzata per la frittura, un ripiano con le panelle gi\u00e0 fritte in bella mostra, un contenitore di latta per il sale. 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