Praga: la riscoperta di Mucha, il genio del liberty

Ingresso del museo dedicato


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di Francesco Deliziosi

L’Art Nouveau: una corrente artistica ma anche un modo di essere. Il raffinato acme di una civiltà che tocca il punto più alto del proprio arcobaleno di cultura e fantasia, di estro ed eleganza, e già sente la tristezza di una fine imminente. Tra la fine dell’Ottocento e l’inizio del Novecento il liberty (come in Italia è più comunemente conosciuto) fu tutto questo, attraversando pittura, arti decorative e architettura con uno stile inconfondibile e ancora oggi di incredibile fascino e attualità. Pochi decenni appena di rigogliosa fioritura, prima che la corrente venisse falciata dalle guerre mondiali e dal nazismo.

L’artista Mucha

Simbolo di questa parabola dell’Art Nouveau è Alfons Maria Mucha, uno dei più grandi maestri, osannato in Europa e negli Stati Uniti, di cui si ricordano gli 80 anni dalla morte che avvenne il 14 luglio 1939. L’artista fu uno dei primi a essere imprigionato dalla Gestapo dopo l’invasione nazista della Repubblica ceca e le sue condizioni di salute (aveva quasi 79 anni) furono irrimediabilmente compromesse dal carcere.

Un omaggio importante nella sua Praga è reso oggi al maestro dal museo Mucha, unico al mondo, una piccola galleria che raccoglie (con l’aiuto dei familiari) una serie importante di documenti, fotografie, litografie, manifesti. Si trova al numero 7 della via Panska, una traversa della grande via commerciale Na Příkopě che collega Piazza San Venceslao con piazza della Repubblica. Al termine del percorso museale anche un suggestivo video che ricorda le principali tappe della vita di Mucha inserendole nel contesto storico fino all’arrivo dei nazisti di Hitler.

Dopo aver tratteggiato i promettenti inizi della carriera del maestro e il trasferimento in Francia, la visita ha un colpo d’ala col primo manifesto (“Gismonda”) realizzato per Sarah Bernhardt, che convinse la star dell’epoca a fargli un contratto per sei anni. Mucha diventa egli stesso un’attrazione parigina e il successo gli vale anche un periodo di lavoro negli Stati Uniti coronato da grandi successi. Con una mentalità moderna e aperta, a 360°, Mucha lavora pure per la pubblicità, creando schemi validi ancora oggi, e poi manifesti e locandine di ogni tipo. Nel museo c’è anche la prima pagina del “New York Daily News”: il quotidiano annuncia la visita dell’artista nell’aprile 1904 (è presentato come una grande celebrità) e offre ai suoi lettori un disegno esclusivo di Mucha in cui sono raffigurate Francia e Stati Uniti come due affascinanti donne.

E’ proprio alle rappresentazioni femminili (una caratteristica del liberty) che Mucha affida i simboli e le radici della sua poetica: nel museo, ad esempio, sono ben affiancate le 4 rappresentazioni delle ore del giorno: Risveglio del mattino (1899), Splendore del giorno (1899), Contemplazione della sera (1899), Riposo notturno (1899). Quattro donne sensuali e dall’avvenente tristezza in cui le suggestioni floreali dell’arte giapponese (in gran voga all’epoca) si uniscono con il drappeggio neoclassico dei panni sul corpo.

Uno stimolante parallelo può crearsi con gli affreschi di Villa Igiea a Palermo, realizzati da Ettore De Maria Bergler, che sono di pochi anni successivi e rappresentano uno dei simboli del liberty in Italia.

Uno spazio nel museo Mucha è riservato anche alle opere più tarde: dipinti di grandi dimensioni come La Stella (1923), che raffigura una contadina russa (la modella in realtà era la moglie di Mucha) diventata simbolo della rovina economica seguita alla rivoluzione e alla guerra civile.

Visitato il pregevole museo Mucha, un percorso turistico inedito a Praga può allora essere quello del liberty, andando alla ricerca delle altre opere del maestro, dalla splendida vetrata che si trova nella immensa cattedrale di San Vito (all’interno del Castello) alle decorazioni nella Casa municipale. Sull’onda di questo interesse crescente per Mucha, sembra di scorgere a Praga un recupero simile a quello avvenuto negli ultimi anni a Barcellona con Gaudì: un artista di livello mondiale dimenticato o non valorizzato per decenni e che ora diventa simbolo della sua città e della sua storia.



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