CVA riparte da Casa Barbadoro

L’ area archeologica della Valle dei Templi di Agrigento detiene il primato di contenere al suo interno  più biodiversità del mondo.  Diverse specie di alberi (agrumi e ulivi, per esempio) quasi sconosciuti hanno mantenuto la loro identità, grazie anche al fatto di non essere stati coltivati. Sono stati censiti alberi secolari, ulivi databili tra 500 e 600 anni fa.

Dopo decenni di immobilismo, incuria e abusivismo da pochi anni l’ente Parco ha messo fine a tutto questo lanciando un progetto di rinascita sia culturale che ambientale, affidando i terreni e gli spazi incolti del grande parco archeologico, liberi da reperti e immuni da campagne di scavo, sia a cooperative e aziende del territorio, che a realtà del Terzo settore che impiegano giovani con difficoltà.  Il progetto Diodoros  – il nome rende omaggio a Diodoro Siculo, storico greco di Agyrion (odierna Agira), autore della Bibliotheca Historica – è un marchio legato ai 1300 ettari di Parco archeologico in cui vengono coltivati olivi, viti, pistacchi, mandorli e altre varietà tradizionali della frutticoltura siciliana. Il passo avanti è legato alle esperienze: in un momento in cui il viaggiatore diventa sempre più viaggi-attore, cioè costruisce da sé un percorso declinato su interessi, suggestioni, amori appassionati, la Valle dei Templi cerca di evitare le cristallizzazioni e apre Casa Barbadoro, incubatore di cultura in una casa rurale recuperata all’interno del Parco. Per studiare, preparare, esporre e vendere i prodotti Diodoros, ma soprattutto far conoscere le eccellenze, i produttori, sapori e odori.

Ed è proprio in questo scenario di rinascita, un luogo denso di fascino e di una bellezza straordinaria, che la CVA Canicattì, insieme al Parco della Valle dei Templi di Agrigento, venerdì sera  ha voluto presentare le sue ultime etichette.

La CVA Canicattì, nata nel 1969 sulla scia del movimento contadino siciliano, ha da sempre portato avanti un progetto produttivo sostenuto dall’adesione convinta di numerosi contadini che condividono un patrimonio valoriale e culturale legato alla civiltà della vite e del vino. A metà degli anni 2000 matura un nuovo percorso produttivo orientato all’eccellenza enologica: un piano di investimenti in campo tecnologico e organizzativo che ha toccato tutti i settori della produzione ha consentito a CVA Canicattì definire un nuovo e più alto concetto di qualità vitivinicola. Dalla conduzione del vigneto sino alle strategie di marketing l’obiettivo è sempre stato lo stesso: intercettare il consumatore più esigente e preparato con vini dall’alto contenuto enologico caratterizzati dal giusto rapporto qualità/prezzo.

Idee chiare che si sono materializzate plasticamente già nella scelta della location di Casa Barbadoro, con i suoi tufi giallo-ocra, le antiche piante di contorno e, più su, la sagoma del Tempio della Concordia. Che dire di più. Neanche a teatro, avrebbero potuto immaginare quinte così perfette, degne di una prima lungamente attesa. Infatti, per certi versi, è stato anche il debutto di tre nuovi vini CVA, la cantina di Canicattì che – come ha sottolineato, Nino Aiello, giornalista eno-gastronomo di lunga pratica e curatore storico di Guide blasonate – sono giunti a noi perché figli di una scelta di fondo, più che strategica essenziale: puntare tutto sulla qualità, restando fedeli ai valori viticoli ed enologici del territorio.

Una consapevolezza che ha sempre distinto l’esperienza produttiva di CVA Canicattì, portata avanti con più impegno almeno da tre lustri e che ha il suo fulcro nelle persone, a partire dai 300 e poco più soci vignaioli che, guidati da Giovanni Greco, presidente di CVA, hanno condiviso e reso possibile la navigazione su questa rotta. Oggi CVA è un bel veliero e il nocchiero, almeno per il risultato enologico raggiunto, è Tonino Guzzo – figura di primissimo piano dell’enologia della Sicilia e non solo – che, in un gioco di rimbalzo con Nino Aiello, ha sapientemente co-condotto l’intera esperienza eno-culturale e gastronoma di Casa Barbadoro.

Tre vini bianchi e tre vini rossi, in un crescendo di emozioni scaturite da assaggi, accostamenti, ricordi e riflessioni che, fluide, hanno pervaso l’atmosfera di una serata davvero particolare. Ad ogni vino presentato alla platea degli ospiti, una proposta gastronomica realizzata da Fabio Gulotta del ristorante Terracotta, partner di CVA nell’esecuzione di uno spartito di note olfattive e di gusto che hanno catturato sensi e prodotto “nuova memoria sensitiva”.

Non meno accattivante e piacevole è stato il ruolo di Massimo Brucato – artista, letterato e gastronomo – che in un rincorrersi di letture, suoni e canti, ha restituito appieno il valore dell’arte e della parola arguta e di praticata eloquenza, per commentare di vino e di sapori e storie che hanno fatto la differenza. Una serata riuscitissima che ha raggiunto il cuore e la mente di tutti, quando a parlare, è stato Felice Cavallaro, firma storica del Corriere e direttore di quella Strada degli scrittori in una Sicilia della letteratura del ‘900 che, da Caltanissetta ad Agrigento, ha sancito un primato nella letteratura italiana e mondiale. Un patrimonio immateriale che non può prescindere dal vissuto di questi territori emblematici perché eterni.

Giornalisti, operatori della ristorazione e diversi rappresentanti del sistema vino della Sicilia e della provincia di Agrigento hanno risposto alla chiamata di CVA, tra cui il Presidente della Strada del Vino e dei Sapori Luigi Bonsignore e l’enologo e dirigente IRVO Gianni Giardina.

Per la cronaca di dettaglio ecco i vini che sono andati in scena, venerdì 24 settembre, a casa Barbadoro.

Arcifà, vendemmia 2020, l’esordio di un Catarratto in purezza, intenso ed elegante che già nel nome rievoca la poetica pirandelliana. Un vino sorprendente, vibrante, un fuoriclasse tra le migliori espressioni di questo vitigno in forte ascesa, insieme ad un altro vitigno bianco della tradizione, il Grillo che, con il pluripremiato Fileno – è stata degustata l’annata 2020 – ha confermato tutto l’appeal di questo vino manifesto per la CVA, per fedeltà alle caratteristiche gusto-olfattive proprie di questo vitigno. Con 1934 (annata 2019), anche questo è un debutto, si è goduto “il matrimonio d’amore” tra Grillo e Chardonnay, con una fermentazione in legno per questo secondo vitigno e una sosta sui lieviti di circa 8 mesi. Un vino straordinario per complessità gusto olfattiva, elegante, capace di evolversi e di durare nel tempo. Davvero il vertice della piramide della qualità di CVA, almeno sui bianchi. Un vino archetipo, anch’esso dedicato all’estro e al genio creativo di Luigi Pirandello.  La degustazione è proseguita con i vini rossi della cantina agrigentina, simbolo di qualità enologica che dura nel tempo; Calìo Frappato 2020, rosso giovane dal gusto fresco e leggero (novità 2021), con una piacevolezza ed armonia dei tannini davvero centrati. Poi è toccato al Centuno – vendemmia 2018, un Nero d’Avola moderno, dai grandi profumi e di persistenza al palato sorprendente. infine, Diodoros – vendemmia 2016 – il Vino della Valle dei Templi, nato da vigneti coltivati ai piedi del tempio di Giunone da uve di Nero d’Avola, Nerello Mascalese e Nerello Cappuccio.  Il vino con cui CVA ha suggellato l’accordo produttivo con l’Ente Parco della Valle dei Templi di Agrigento e che costituisce una bandiera delle produzioni di nicchia di questo storico territorio della campagna siciliana.

Una serata di grande fascino per tutti noi, anche per l’accoglienza avuta dei nostri vini e per la formula scelta, ben orchestrata da Nino Aiello, un grande professionista e persona attenta ai valori culturali e sociali che ci hanno sempre guidato. La storia di CVA – ha spiegato Giovanni Greco, Presidente dell’azienda – non è solo un sogno realizzato – quello di 25 piccoli contadini sfardati che, nel 1969, seppero unirsi – ma la sua proiezione sul futuro, per le nuove generazioni che già sono in campo e per quelle che verranno. Questo è il nostro compito. Ringrazio il Direttore del Parco, l’Arch. Roberto Sciarratta che ha aperto questo luogo speciale e bellissimo, Casa Barbadoro, a noi e ai nostri ospiti, condividendo una progettualità ed una sinergia che può contribuire a generare una nuova dimensione per le attività di valorizzazione del tessuto produttivo e culturale che investe nella Valle dei Templi e sul suo straordinario patrimonio. Sappia che noi di CVA siamo al suo fianco”.

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