Villa Cattolica, in mostra la storia del cinema: la Collezione Lo Medico da riscoprire
di Maria Mattina
Per gli appassionati del cinema, a poca distanza da Palermo, c’è una opportunità affascinante e poco nota. A Villa Cattolica, sede del Museo dedicato al Maestro Renato Guttuso, che a Bagheria ha avuto i natali, è esposta al piano terra una chicca di altra natura, che in pochissimi conoscono. Una rara e preziosa esposizione di cartellonismo cinematografico, raccolta in diversi decenni dai fratelli Lo Medico, che a Bagheria avevano uno storico cinema, poi chiuso e successivamente abbattuto per far posto a nuova edilizia: è il luogo che aveva ispirato il regista Giuseppe Tornatore per il suo film Nuovo Cinema Paradiso, perchè vi aveva lavorato da giovane. La presenza del manifesto di “Baarìa” è un omaggio al mito di “Peppuccio” come il regista premio Oscar è ancora chiamato da queste parti. Nel 2014 sempre Tornatore ha curato il libro “Il collezionista di baci” che raccoglie i baci più famosi della storia del cinema e lo ha voluto dedicare ai “papà” di questa incredibile Collezione.
La mostra delle locandine (sia grandi che piccole) è stata oggetto di una generosa donazione compiuta nel corso del 2004 da Filippo Lo Medico (Bagheria 1924-2016) anche in memoria dei fratelli Giovanni e Vincenzo, protagonisti con lui della gestione di una storica sala cinematografica bagherese tra il 1927 e i primi mesi del 1984.

La ricca Collezione (seconda come numero di pezzi, circa 450, solo a quella del Museo del Cinema di Torino), è costituita da una variegata selezione di materiali non filmici tra cui, principalmente, manifesti di vari formati, locandine e fotobuste che nella loro esposizione permanente hanno costituito due direttrici di lettura: quella della Storia del Cinema in generale e quella della storia culturale di una città, Bagheria, nella più particolare Storia dei Cinema Nazionale e Imperia (già Littorio).
La Collezione inizia il suo percorso dal cinema muto proiettato a Bagheria con “La Wally”, 1932, dalla programmazione cinematografica d’epoca fascista, chiusa tra cinema di propaganda e scelta autarchica, da collegare alle cinematografie europee a quel tempo sconosciute in Italia (quali la cecoslovacca e ungherese o la svedese e tedesca), al ritorno sugli schermi del cinema americano e dello Star System hollywoodiano, con cui riparte nel dopoguerra.
Straordinariamente significativo è l’incontro con il neorealismo ed il mondo cinematografico di Zavattini, De Sica e con il cinema di genere, per finire con le Nouvelle Vague europee, con il nuovo cinema americano е gli omaggi a Fellini e Tornatore. Un percorso parallelo ed autonomo accanto ai titoli ed ai nomi di interpreti e registi è quello delle illustrazioni che interpretano con una sola immagine lo spirito di un intero film, rappresentando un veicolo popolare di mediazione culturale ed in tal senso questa collezione schiera le firme più illustri della cartellonistica cinematografica italiana. Anselmo Ballester e Luigi Martinati che esercitarono una sorta di monopolio negli anni ’30 e ’40, autori quotati anche nelle principali case d’asta internazionali. Ercole Brini, Rinaldo Geleng, grande amico di Fellini, Enrico De Seta, caricaturista che con Fellini lavorò al “Marc’ Aurelio”, il ritrattista Angelo Cesselon, Manfredo Acerbo, Silvano Campeggi che si firma Nano, Ermanno laia, i fratelli Giuliano e Lorenzo Nistri, e ancora Averardo Ciriello e poi Manno, Marino, Favalli, Fiorenti e Fratini, Carlantonio Longi e tanti altri, per finire con pittori come Duilio Cambellotti e lo stesso Renato Guttuso, autore dei bozzetti per “Riso Amaro” e dell’affiche per “Kaos”. La vita era dura per gli artisti e alcuni pittori di grande valore in sostanza arrotondavano con i manifesti.

Al cartellonismo cinematografico come strumento (che ha coltivato una cinefilia che è modo amoroso di impossessarsi del cinema e la Collezione Lo Medico ne è un autentico esempio) si sono aggiunti altri canali costruiti sui pixel del video grazie al mercato dei DVD o sui palinsesti notturni della TV generalista o sulla nuova frontiera più frequentata dalle ultime generazioni, a partire dalla rete. Ed è in tale direzione che si è ritenuto utile e stimolante integrare, nel 2004, l’apertura della sezione museale dedicata alla cinematografia con liberi interventi di due video di artisti siciliani, Ester Sparatore e Giuseppe Stassi che prendendo spunto dalle immagini della Collezione hanno creato “derivazioni” di elaborazioni elettroniche, unitamente ad altre modalità e sgranature della citazione filmica collegandole ad una impalcatura conservativa, quella storico-archivistica con l’intervista a Filippo Lo Medico, in un dialogo che ha reso ancora più viva una passione per il cinema e una militanza mai sopita.

Nel suo libro-omaggio Tornatore confessava che il suo bacio preferito è quello fra Tyron Power e Kim Novak in Incantesimo”. E spiegava: “Con questo film fu inaugurato il Supercinema di Bagheria che era a poche centinaia di metri da casa mia. Lì sono entrato per la prima volta a vedere un film, lì sono ritornato da solo e da ragazzo, sempre in quella sala ho lavorato come proiezionista”. La magia, malgrado la crisi delle sale, non è spenta: la Collezione a Villa Cattolica merita una visita e un tuffo in un lungo sogno. Tra Cinema e Paradiso.

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