Dalla Svizzera a Gibellina, il ritorno di un giovane imprenditore che trasforma l’olio in un progetto culturale: nasce Katarì

Salvatore Di Girolamo
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Salvatore Di Girolamo, giovane originario di Gibellina, vive e lavora in Svizzera nel settore farmaceutico, ma il legame con la Sicilia non si è mai interrotto. Nel 2019 decide di recuperare l’azienda agricola di famiglia, rimasta in parte inattiva dopo la scomparsa del padre, tornando a prendersi cura degli ulivi secolari con cui è cresciuto. Da quella scelta nasce l’azienda Katarì che debutta con un’edizione di olio extravergine d’oliva dedicata a Gibellina Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026, mettendo in dialogo terra, arte contemporanea e identità del territorio.

La prima edizione è composta da due bottiglie in tiratura limitata di 200 esemplari ciascuna. Le etichette sono firmate dagli artisti siciliani Carla Sutera Sardo e Alessandro Giorgi, autori delle opere originali The Geometry of Resistance, dedicata alla memoria e alla resilienza di Gibellina, e Impronte sul Terreno, che racconta il paesaggio come spazio di trasformazione, cura e continuità.

«Sono cresciuto negli uliveti di famiglia, dove ho imparato il valore della cura e della pazienza – racconta Salvatore Di Girolamo -. Dopo la scomparsa di mio padre ho sentito il bisogno di recuperare quel patrimonio e ripartire da lì. Katarì è dedicato a mia nonna Caterina e ai valori che ci ha trasmesso. Essere cresciuto a Gibellina mi ha insegnato che l’arte può diventare uno straordinario strumento di rinascita. Per questo ho immaginato un progetto che valorizzasse l’olio come espressione dell’identità culturale del territorio».

Il raccolto degli uliveti di famiglia diventa così il punto d’incontro tra agricoltura e arte contemporanea, trasformando l’olio extravergine d’oliva in un oggetto culturale. Gli uliveti sorgono in prossimità dell’antico centro, oggi custodito dal Grande Cretto di Alberto Burri. L’azienda coltiva circa 2,5 ettari di uliveto, con 350 alberi, 50 dei quali secolari, con un’età di circa quattrocento anni. La produzione è dedicata esclusivamente alla Nocellara del Belìce, una delle cultivar simbolo della Sicilia occidentale.

È in questo paesaggio, dove memoria e arte convivono che Salvatore ha scelto di dare futuro alla terra e alla memoria, collaborando con giovani artisti. Dopo il terremoto del Belice del 1968, grazie alla visione di Ludovico Corrao, la città divenne un laboratorio internazionale di arte contemporanea, trasformando la cultura in uno strumento di rinascita. Un’eredità riconosciuta oggi con la nomina a Capitale Italiana dell’Arte Contemporanea 2026 e con il programma “Portami il futuro”.

L’edizione di Katarì dedicata a Gibellina Capitale è il primo capitolo di un progetto destinato a crescere, che continuerà a coinvolgere artisti contemporanei per raccontare la Sicilia attraverso l’incontro tra agricoltura, arte e cultura.

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