Madrid, tra arte e curiosità

Plaza mayor


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di Maria Mattina

Madrid, capitale e città più grande della Spagna, terzo comune più popoloso nell’Unione europea, dopo Londra e Berlino, oltre che capitale del Paese, è anche sede del governo e residenza del monarca spagnolo, ed è il centro politico della Spagna. Grazie al suo rendimento economico, all’elevato standard di vita e alle dimensioni del suo mercato, è considerata il maggiore centro finanziario del Sud Europa, oltre ad essere la città più visitata della Spagna e la decima città più vivibile al mondo, secondo la rivista Monocle. Inoltre, grazie a progetti portati avanti dalla politica locale, Madrid è anche tra le città europee con più verde.



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Puerta del sol

Nonostante Madrid possieda infrastrutture moderne, ha conservato quasi inalterato l’aspetto originario di molte strade e di molti quartieri storici. Nel suo patrimonio culturale troviamo il Palazzo reale, il parco del Retiro, la Biblioteca nazionale di Spagna e tre importanti musei: il Museo del Prado, il Museo Nacional Centro de Arte Reina Sofía (che ospita Guernica di Picasso) e il Museo Thyssen-Bornemisza.

Il palazzo reale

Insomma, tra storia e cultura, le premesse per un viaggio interessante c’erano tutte e così è stato. La scelta di un bell’albergo (NH Collection Gran Via) permette di mettere a fuoco una delle strade più affascinanti e centrali della città: aperta nel 1910, la Gran Via raccoglie due ali di palazzi liberty di grande splendore a partire dall’edificio Metropolis che è ad uno dei due estremi. Ci affidiamo ad una guida colta e preparata per conoscere meglio la città. Daniele Vitturini (il suo sito è ciceroneamadrid.com), uno storico dell’arte romano, ci ha accompagnato non solo per le strade e le piazze più importanti di Madrid e di Toledo, raccontandoci aneddoti e curiosità, ma ci ha condotto con una visita personalizzata attraverso le sale dello splendido Museo del Prado nel pieno dei festeggiamenti per il bicentenario. Un viaggio nel tempo tra i pittori della scuola fiamminga, gli italiani, gli spagnoli: tra questi – a volte meno conosciuti – tante sorprese accattivanti. Da Bosch a Velazquez, da Goya a Rubens, passando da Caravaggio a Beato Angelico. Forse potremmo dire che il Prado è la migliore pinacoteca del mondo, considerando che i quadri sono tutti proprietà reale o acquisizioni del museo, senza bottini di guerra o provenienze dubbie.

Cosa sia la movida forse ormai lo sanno tutti, ma non tutti conoscono dove sia nata e perché. Il duro regime dittatoriale del generale Francisco Franco dal 1939 fino al 1975, che ha isolato la Spagna dal resto dell’Europa occidentale, fu forse più sanguinario e repressivo del fascismo e del nazismo.

Franco impose alla Spagna una strategia di isolamento e di autarchia, non solo economica, ma anche politica, ideologica,culturale. Una repressione particolare fu rivolta alle donne che vissero una regressione alla sfera domestica. Alle donne fu negato ogni accesso educativo di tipo moderno.

Il regime vietava qualsiasi dialogo con l’esterno e qualsiasi dibattito sul futuro. Solo nel ’75, dopo la morte di Franco, gli spagnoli si sono liberati dalla dittatura e hanno finalmente respirato l’aria della democrazia. Così, finito il tempo del coprifuoco, cominciarono ad uscire per le strade di sera per incontrarsi, parlare e confrontarsi. Tutto ciò cominciò proprio a Madrid e si cominciò a parlare di movida. 

Tra i piatti tipici di Madrid forse le più famose sono le tapas, piccole bruschette variamente condite. Le tapas più comuni sono quelle a base di formaggio (queso manchego: formaggio di pecora prodotto in La Mancha), di carne (pinchito moruno: spiedino di carne di maiale o pollo marinato), a base vegetale (ensalada de pimientos rojos: insalata fredda di peperoni rossi arrostiti e conditi con olio e aceto), con il famoso prosciutto iberico (jamon serrano: prosciutto crudo di montagna tagliato con il coltello), con la tortilla española o tortilla de patatas (omelette di patate e cipolle) e tante altre.

Pochi sanno però che questo cibo molto diffuso sia nato a metà del Settecento a corte, quando il re, che amava avere sempre un bicchiere di vino a disposizione, chiese di poterlo coprire per evitare che ci cadesse dentro qualcosa. Infatti l’origine della parola tapa deriva proprio da tapar. Insomma la tapa era il tappo del bicchiere del re. In seguito, alla semplice fetta di pane si aggiunse un pezzetto di prosciutto o di formaggio, e da lì nacque l’abitudine di servirle anche nelle taverne e nelle locande, per evitare che vi potessero entrare insetti o polvere.

Le tapas di solito non si gustano in un solo posto, ma si cambia locale, parlando e scherzando in compagnia. La convivialità è favorita poi dal fatto che quasi sempre le tapas si mangiano in piedi di fronte ad un tavolo rotondo o ad un bancone. Come accompagnamento, di solito si beve il vino rosso “tinto” o la birra. D’estate, in particolare in Andalucia, al posto della birra si ordina spesso il celebre “tinto de verano” (vino rosso con ghiaccio allungato con aranciata o limonata gassata). Quest’uso del vino con la limonata è tipico dell’entroterra siciliano ancora oggi, soprattutto per gli anziani che evidentemente hanno recepito abitudini …spagnoleggianti.

Spettacolo di flamenco

E dall’Andalucia è arrivato a Madrid anche il flamenco, ospitato con i suoi migliori nomi, in piccoli locali chiamati tablao: in uno di questi (Cafè des Chinitas) possiamo assaporare quest’arte e anche un’ottima cena (nel locale sono stati ospiti tra gli altri i Re di Spagna, Lady Diana e Bill Clinton).

A Madrid abbiamo trovato anche qualcos’altro di molto interessante che ci ha fatto subito pensare a un legame con la nostra città. A Palermo nel monastero attiguo alla chiesa di Santa Maria dell’Ammiraglio, nota come “la Martorana”, le suore dell’ordine di San Benedetto sono note per avere inventato una delle specialità dolciarie più famose: la pasta Reale o più comunemente chiamata, appunto, frutta martorana. Una tradizione orale ricorda un aneddoto curioso e molto interessante. Nel giugno 1537 Carlo V visitò il giardino del monastero, ricco di alberi di aranci di cui le “nobili signore” andavano fiere, ma che, visto il periodo, erano sprovvisti di frutta. Pertanto le monache, per dare l’idea di un giardino curato, realizzarono con la pasta di mandorle, “succose” arance e frutta di varia stagione, che – colorata e appesa agli alberi del chiostro del loro monastero – dava al giardino un effetto più vistoso e bello. Nonostante quegli alberi avessero inaspettatamente “fruttificato tutti contemporaneamente”, le ingenue monache di Santa Maria dell’Ammiraglio furono contente di aver burlato comunque il buon re che, incredulo, rimase stupito da tanta abbondanza.

L’accesso al monastero del Corpus Christi

Ebbene, a Madrid, nel Convento de las Carboneras, che si trova nella Plazuela del Conde de Miranda, dietro la Plaza de la Villa, fondato nel 1607 da Beatriz Ramírez de Mendoza, una delle dame di compagnia della regina Anna d’Austria, abbiamo trovato qualcosa di familiare. Attraverso la ruota – le strutture girevoli in legno note come ruote degli “esposti”, alle quali venivano affidati i neonati abbandonati per diverse ragioni dai genitori subito dopo il parto – è possibile ancora oggi acquistare i dolci e i biscotti preparati dalle monache di clausura. Basta bussare a una porticina, situata sulla destra dell’entrata principale della chiesa, al numero 3 della Piazza del Conde de Miranda, e chiedere, proprio attraverso la ruota, la tipologia desiderata: poggiato il denaro sulla base di legno, la ruota sarà girata dall’interno e compariranno queste scatole piene di biscotti deliziosi. 

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